mercoledì 13 giugno 2018

SATURAZIONE

sono pieno di Lei 
e di me stesso,
non mi serve altro.

ost: Shape of things to come - Audioslave

martedì 5 giugno 2018

La mia anima nera

13/05/ - 4/6/2018

Sapete cosa sono un anno 4 mesi e 13 giorni ?  o un anno 5 mesi e 4 giorni ?


?..forse non potreste saperlo, se non capendo che non Vi sto parlando di me stesso, ma di un Noi, che si è realizzato dopo una vita random, da contadino, incosciente, con l’istinto dell’avanguardia e la maledizione del non piegarsi alle convenzioni che, non per forma, non per obbligo, non per posa, ma solo esclusivamente per istinto, o meglio, per attitudine, mi spingono a fare quello che mi pare, sempre (escluse pratiche ed azioni soggette al vincolo dell’etica della mia coscienza). Non è essere meglio di altri o peggio, è solo diverso, è una condizione minoritaria rispetto all'insieme maggioritario della varia umanità. Potrei definirmi una specie di pianta di canapa di varietà monoica. Che dire, se vuoi tentare di annichilire questa mia predisposizione e vederne le degeneranti conseguenze incastrami in quelle che sono le dinamiche tipiche del sabato del villaggio, o meglio in chiave più volgare e meno poetica, come lo definirei io: del “villaggio del sabato”. Casus Belli, ad esempio, programmare con un certo anticipo le vacanze (le ferie, come si dice da queste parti) o tutta quella serie di attività socio-ludiche che fanno da normale contorno al sabato del villaggio. Quel giorno a tale ora, aperitivo o cena o incontro, facile a dirsi, e se piove ? mi sballa la settimana di semine o di raccolta, se c’è la luna nuova? meglio piantar la canapa piuttosto che andar a quella festa dalle 19,30 del pomeriggio. Eh si perché nel mio lavoro il pomeriggio spesso nella bella stagione finisce alle 21 circa. Due drink di fila a me mi ammazzano, sono parco, bevo e mangio poco. sono elitario. esclusivo. Mi esprimo e realizzo sopratutto nel sesso, e con Lei, solo con Lei totalmente. Non parliamo delle vacanze ? (o meglio delle ferie, come si dice da queste parti) Le mie ultime le trascorse nel 98’ dell’altro secolo, nel ’99 il viaggio in California (Nevada e Oregon) e nel 2000, prima in Polonia e Repubblica Ceca in seguito nei paesi baltici attraversandoli tutti fino a Helsinki, un viaggio di scoperta verso l’est, più che vacanze.
Poi è arrivata l’Africa e già coltivavo canapa.

Per farvi capire cosa sono un anno 4 mesi e tredici giorni o meglio un anno 5 mesi e 4 giorni, dovete sapere che prima di quel momento ho comunque avuto una vita fica. Sedotto belle donne, son stato amato, viaggi, ammirazione, un po’ d’avventura, qualche rischio ed il buon umore. Ho sofferto anche di solitudine, che ho saputo gestire ed evolvere, rafforzandomi per diventare quello che oggi sono, e vi confesso che mi piace essere così.
Questo anno 4 mesi e 13 giorni sono stati il più bel periodo della mia vita, e ve lo assicuro,
questo è merito suo, tutto merito suo.
Lei.
Lei E’ così’ morbida, intensa e pervasiva, si è impossessata di me, una bocconcina con due mani perfette per il mio corpo, una ragazza di trent’anni, adesso donna, con un entusiasmo coinvolgente, uno sguardo nero penetrante che mi ha acceso sin dal primo momento quando ho incrociato i suoi occhi, al Diavolo Rosso.
Lei mi ha "snasato" e ci siamo presi, da subito. Definitivamente.
Quella sera L’ho acchiappata, abbiam ballato, si sono sentiti prima i nostri corpi e poi parlati, poi ci siamo scopati la testa e tutto il corpo, una dimensione d'affinità stratosferica, fatto tantissimo all’amore.
Sono l’amore della sua vita. sono il "suo" come dice Lei. Confermo, Lei è la "mia" e la amo.
Di Lei mi appartiene ogni singolo cm del suo corpo, mi appartengono il suo cuore ed il suo cervello, non ho solo la sua anima, perché Lei l’anima non ce l’ha !
Questa giovane donna è sopravvivenza da condizioni non dipendenti da Lei, fatta di sovrastrutture a volte imperfette ma che le hanno consentito di voler esser bella, di “venirne  fuori” da situazioni “brutte e difficili”. Lei è collettiva, cerca il bello, lo esalta. E' sociale, è conviviale. Pensa tantissimo, riflette, calcola, elucubra, razionalizza, praticamente un’intellettuale abbastanza inconcludente che ragiona per algoritmi. Non senza difetti caratteriali e non solo, che  tralascio, che, per quanto non pochi, mi hanno messo in totale discussione, facendomi stupire della mia stessa capacità di farne fronte, di accoglierli e di sopportarli, spesso  piegandoli e cercando di correggerli, adattando  il mio carattere al suo, non posso dire di aver amato i suoi difetti, taluni li detesto ancora adesso, anche se non riuscirei a identificarli precisamente. e lo ammetto, adesso non posso farne a meno.
 
Siam fatti l’una per l’altro, ma con una caratteristica: per adesso non siam riusciti a stare insieme (in una relazione convenzionale) per  come vorremmo singolarmente, per come siamo programmati, come dice Lei.
Forse siamo entrambe incorreggibili.

Per quanto mi riguarda una relazione convenzionale, intendo quella di una prassi consolidata fatta di normalità diffusa, di spazio e tempo condiviso quotidianamente, non mi ha visto preparato, compresi i pomeriggi del sabato in giro, domeniche a vedere un film, aperitivi con gli amici, cene dove ”magni bevi e rutti” (si fa per dire) (gente che parla a vanvera di cazzate, con bambini decontestualizzati che per salvarsi starnazzano o saltellano “de quà e de là”) non trova in me un senso fondamentale di relazione, non un significato particolare. Attenzione non sono un anormale, come dicevano Lei e Mario io sarei uno dei pochi quasi cinquantenni che riesce a stare benissimo nella movida astigiana, si come no ? ma cos’è la movida Astigiana ? non mi interessa. Invece giustamente Lei si vuole divertire, ma vuol anche metter su famiglia, ha la pulsione splendida e naturale della martenità, tipica dei suoi meravigliosi trent'anni. Legge, talvolta scrive, parla molto, mi ha confessato le cose più intime tramite chat notturne, quando pur distanti avevamo bisogno di stare insieme, il mattino non è il suo momento migliore, e dal vivo è più timida, io invece con Lei son sempre spudorato.

Un’altra durissima verità è che non sono così proiettato per metter su famiglia, logica conseguenza di quanto sopra. Stare con Lei, mi ha fatto capire che talune prassi, anche quelle velleitarie, della cosiddetta normalità, che io aborro, per Lei sono importanti, vitali, come è vitale l’idea di creare una famiglia, è il suo obiettivo “ideale”;  NON la voglio perdere, mi son rimesso in discussione e schiodandomi dal mio essere le ho fatto una proposta, convinto, mah non l'ha convinta, ero in ritardo. Non organizzato, non attrezzato, Lei ha confermato, ha individuato un piccolo, quanto DETERMINANTE particolare, non son fatto per quella roba lì. 

Eh allora ? dopo avermi amato in modo incommensurabile, dopo averla amata come neanche io mi sarei immaginato, nei momenti belli e soprattutto in quelli meno belli.. dopo aver condiviso tutto di se per me, Mi ha mollato! Stanca, disfatta dal combattere il suo essere per uniformarlo a me, mossa anche dalla sua peculiare  “cancerina” necessità di realizzarsi in una famiglia. Sbagliato cambiare la Sua natura. 
La sua verità è che Io mi son fatto mollare.
Però certe cose finiscono e non, certe altre cose non finiscono mai, si trasformano, mutano, si evolve, punto.

Volete uniformarVi all'evoluzione non convenzionale ? 
Siete pronti ad affrontare la bio-diversità, se Vi mette in discussione, se è scomoda,
se è come un dito nel culo, ma che ti può anche far godere ?
ehh! direte vuoi, facile fare il solito provocatorio anti-convenzionale, quindi è finita ?
No, non è ancora finita, è riuscita a mollarmi in modo inconcludente, praticamente solo formale, diciamo teorico. anche io l'ho mollata, dopo un anno cinque mesi e 4 giorni, per non perderla, per mantenere vivo il NOI che si è creato, forte, per rendere libero il ns rapporto, straordinario, particolare e NON convenzionale, non l'ho mollata per paura, ma per coraggio, perchè mi fido di Lei.
Ed allora ?
allora è una storia che si scriverà, che non ha un fine, mai scontata, molto viva degenere e fondamentalmente necessaria per dar senso ad un lato di entrambe, perchè siam fatti di lati, poliedrici, sfaccettati, oscuri e trasparenti. 

Ora, se finisce, se non riusciremo più a stare insieme, posso solo pensare di tornare a Ouagadougou e a Kedougou, voglio andare in Congo ed in Mali, devo seminare i campi di canapa, il Mozambico, devo parlare con un contadino Dogon di agricoltura, agevolare traffici in Liberia, voglio coltivare il mio orto tropicale ad Abene, accelerare, lavorare e sudare, pagare i debiti, accompagnare mio padre. 

spaccarmi le nocche contro la parete. Non avrei più niente da perdere, non vorrei non aver niente da perdere,
agire a modo mio per tornare da Lei, perché questo è il senso, perchè ci apparteniamo.

Sono dentro di Lei, come un avatar. La mia mano sinistra con il dito medio cicatrizzato sono un paradiso che conosce solo lei, per sempre suo, anche la mia anima è sua, che per lei, però, non conta! 

Ebbene, 
Mia Anima Nera, 
a presto.

giovedì 21 agosto 2014

amore negro

per un "bianco" come me ci sono diversi livelli di contatto,
di interazione, di relazione con l'Africa,
di assuefazione all'Africa, di dipendenza ed appartenenza,
e per Africa intendo quella sub-sahariana, quella nera, vissuta anche dal sottoscritto.

l'Africa della savana secca del sahel, dei baobab misteriosi,
dell'harmattan il vento che solleva la sabbia del sahara lasciandola in sospensione per giorni interi rendendo tutto ambrato,
l'Africa è tutta una brousse.
l'Africa nera dei tropici, delle foreste di manghi e fromager, della medicina tradizionale,
delle maschere nel bosco sacro, e dei feticci nei villaggi,
della stagione delle piogge,
quella iper-endemica,
quella nomade,
quella contadina,
delle famiglie allargate, allegra che mangia riso e manioca, che gioca a calcio scalza e danza con i tamburi, quella cool delle notti in discoteca, quella che "ne dort pas!"
dei fuoristrada umanitari parcheggiati davanti ai ristoranti "à la page" della corniche di Dakar,
quella con i pavoni nel giardino dell'Ambasciata d'Italia ad Abidjan,
delle quincaillerie di Ouagadougou,
delle boutique di strada dei mauritani e delle gelaterie libanesi,
del cambio secco in franchi cfa.
quella ribelle della mia Casamance, dei Diola coltivatori di riso, alimento sacro,
l'Africa animista-mussulmana-cristiana tutta una famiglia allo stesso tempo,
quella dei sincretismi sufi,
quella delle ragazze che vogliono sposare un bianco per venire in Europa,
quella dei bambini che ti toccano i capelli, cosi diversi dai loro,
quella che "c'est l'afrique" e domani è un altro giorno ... così è la vita,
quella del grande rispetto per gli anziani,
quella "c'est ça le developpement!" del CPAS Onlus.


Agricoltori in Africa, chi non lo è più in pratica lo resta nell'animo, nelle prospettive e nelle ambizioni di sviluppo, vuol coltivare un orto nel villaggio d'origine, 
l'agricoltura è così importante che in Africa siamo ancora davvero tutti contadini !


e poi i sorrisi delle ragazze, il sesso, la nostalgia, la mancanza, la voglia di tornare,
gli sguardi timidi dei bambini e quelli curiosi dei ragazzi,
la bellezza regale delle donne e i discorsi autorevoli degli uomini saggi,
tutto è fantastico e tragico nello stesso tempo,
"secco-caldo-umido-malaria" un luogo dove l'esposizione umana è molto alta !
ma questo è un già detto, questa mia è l'Africa di tutti, già raccontata da molti e meglio di me,
quindi tento di descriverla così, con una citazione dal film Django di Quentin Tarantino;
Mr. Candie: "fate attenzione dottor Schultz, prendersi un'infezione di amore negro è un attimo, l'amore negro è un'emozione forte signori, è come una pozza di pece nera, se ti ci fai acchiappare sei cotto, impegolato.. "

giovedì 23 maggio 2013

il Boukùt di Soutou

L'ennesimo arrivo in Senegal durante l'hivernage è naturalmente accompagnato dalle intense pioggie tropicali di stagione. Siamo alla fine di luglio, le pioggie s'intesificano, è buona cosa per le risaie della brousse affinché i "piantini" di riso immersi nell'acqua possano spingere bene la loro crescita. Decidiamo con  il collega Alberto, per il primo fine settimana in Casamance, di accettare l'invito di Arona e Malik del KDES di Koubanao a partecipare con loro al boukùt di Soutou. E' una domenica mattina grigia, il cielo è già carico di nuvole e la notte precedente è piovuto molto, ci avvolgiamo nelle giacche anti-pioggia e da Ziguinchor, a cavallo della moto attraversando i due ponti sgangherati ma asfaltati pieni di buche sul fiume Casamance e guadando la strada pavimentata a blocchetti sommersa d'acqua lungo il bolong continuiamo verso nord, nonostante le avverse condizioni ambientali, oltre la foresta del Kalounayes, oltre la città di Bignona, lasciamo la strada principale ed entriamo sulla pista scivolosa di fango spingendoci nel cuore del territorio dei Diola-Fogny, perchè i ns. amici ci aspettano in quel villaggio. Questo è il villaggio di Soutou! detta la "petit Paris", c'è una grande chiesa nello slargo all'ingresso, sembra una piccola cattedrale in mezzo a questa spianata nella foresta, in questo villaggio  sono cristiani e animisti, buona parte degli abitanti  da tempo sono emigrati a Parigi, da quì il soprannome. E' magnifica la foresta arborata della Casamance durante la stagione delle piogge, è tutto verde, di un verde intenso che si esalta quando esce il sole nel contrasto con la terra rossa della pista, con il cielo carico di nuvole invece il colore verde muta più cupo e non si può far a meno, guardando i grandi alberi, di sentire che la foresta ha una sua anima. La terra, da rosso laterite, muta in colore argilla "marron-fango" - infatti in motocicletta siamo senza scampo, c'est ça le developpement !
Questo certo non demoralizza l'entusiasmo, infatti arriviamo per tempo alle cerimonie.
Il villaggio è ormai in pieno fermento, un via vai di gente forestiera e locale insieme, macchine fuoristrada moto e bicilette sparse parcheggiate un  po' dappertutto sotto gli alberi. Ci sono solo alcuni bianchi, meno eleganti, che vagano con piccole telecamere o grossa macchina fotografica, appesa al collo, sono i turisti "toubab" (bianco in Wolof) o "louloumme" per i bambini (in Diola), a caccia di esperienze esotiche ed immagini evocative. Dal mattino si sentono forti i tamburi ed i canti, adesso, parcheggiata la moto sotto un grande fromages, ci accoglie Arona nel "quartier" del villaggio della famiglia di Cécile, nostra amica e ospite ufficiale, per l'occasione oltre al bubù (coloratissimo abito tradizionale) indossa un grazioso copricapo ricavato da una kalebas adornato di perline, è felice di condividere questo importante momento con la sua famiglia, tra gli amici di Koubanao e Soutou, un rapporto consolidato nelle attività di cooperazione con la ns. associazione, con i villaggi del Kalounayes, cristiani e mussulmani legati fortemente alla loro ancestrale tradizione animista. 
Dove Malik? Chiedo ad Arona.
Mi dice che si sta occupando, come d'abitudine in tali occasioni, dell'ammazzamento delle vacche per il pranzo della festa! ed infatti nel tempo che ci beviamo la prima tazza di bunkai, fermentato di miglio con zucchero, bevanda tradizionale che si prepara per l'occasione, lui arriva.
Cesàr ça va ! grida e mi sorride, gli rispondo: kassoumey Malik, ça va bien !
Non ci stringiamo come di solito le mani appoggiando tre volte la testa una contro l'altra, perchè le ha impegnate, è indaffarato, sta portando a Mariatou, detta Merù (la  giunonica cuoca del Kdes oggi in trasferta fuori sede) rognoni e fegato freschi, grondanti sangue dell'appena sacrificato animale. Quando torna scambiamo un po' di battute, anche a Koubanao stanotte è piovuto, "tres bien, le riz i'l va a pousez" - facciamo insieme un giro del villaggio, vengo accompagnato e presentato da Malik e Arona, perché è venuto il momento di salutare tutti i parenti di Cécile, gli amici, i conoscenti, i parenti di Malik, i parenti dei parenti, tutta la grande famiglia africana, i notabili e le autorità del villaggio, della comunità Rurale, è atteso addirittura il sub-prefetto di Thengory.  Kassoumey! kassoumey kep (il saluto), kate-sinde? (come stai?) kokobo (tutto bene), Yo ! - kasafa? (come ti chiami?) cognome - karesibù? (come ti chiami?) nome. Safu. Girovaghiamo assistendo ai preparativi, alle danze, ai gruppi di suonatori di tamburi. Finalmente saluto Merù, la trovo seduta gongolante sopra un piccolo sgabello di legno, a me invisibile, sotto un pergolato di foglie di palma, accanto alla grande pentola sopra il fuoco, sudata e sorridente, sta preparando il pranzo. Le chiedo cosa si mangierà e mi raccomando con Lei : "Merù, pas de Jumbo si te plais!", beviamo l'ennesimo bunkai, guardiamo danzare altri gruppi di giovani e ragazze. Gli iniziati escono dalle case di famiglia, con aria seria e spaventata attendono nel cortile con i parenti il raduno con i loro compagni per l'ingresso rituale tutti insieme nel bosco sacro. Sono stati rasati, indossano solo dei mutandoni corti colorati, sembrano tutti uguali, sono impauriti da quello che gli spetterà, devono già sentirsi in balia degli spiriti della foresta, ed attendono così, finchè non arriva il momento. Il momento è deciso dal consiglio dei saggi che sovrintende le cerimonie tradizionali del villaggio, il boukùt è un evento epocale, si celebra a distanza di decenni, la memoria dei riti e delle procedure è affidata agli anziani, e così avviene nel pomeriggio, ad un certo punto si sente crescere la tensione e l'energia, il villaggio è ancor di più un tumulto di suoni danze tamburi e spari di cannone (delle specie di rudimentali mortai a salve, probabile residuo dell'epoca coloniale inseritosi nella tradizione). Finalmente arriva il momento che tutti aspettavano! Arona me lo annucia, è ora. Raggiungiamo la spianata dove convergono i gruppi di iniziati, divisi per quartiere di provenienza, che si raduneranno in un unico punto, tutti insieme verranno accompagnati dal villaggio, sino al limitare del bosco sacro, dove potranno entrare solo loro presi in custodia da coloro che sono già iniziati ed esperti, l'iniziazione alla foresta, animismo puro, tradizione Diola. Nel rito di accompagnamento mi viene detto di prendere un bastone in mano, una radice tra i denti ed i compagni del Kdes mi aspergono la testa con un miscuglio di acqua e riso, ora posso eguire ed accompagnare il corteo con gli altri uomini, così si deve fare. Ai lati, ferme, disposte in un distinto gruppo, giovani donne in fila, le ragazze del villaggio, abbigliate uguali con pagne blu (pareo) e reggiseno, hanno delle brocche tradizionali (le kalebàs) in testa piene d'acqua, per coloro che si fermeranno nella foresta. Sono immobili anche loro accompagnano ritualmente l'entrata degli iniziati. I tamburi battono sempre più forte ed i cannoni sparano più fitti, il corteo arriva al limitare, tra le due zone,  noi ci fermiamo e gli iniziati entrano. Così vuole la tradizione animista, entrano ragazzi, accompagnati dagli adulti che li istruiranno sui misteri della natura e le regole della vita, usciranno da soli, tra qualche giorno settimana o mese non si sa, usciranno quando saranno pronti, quando saranno definitivamente uomini del villaggio, custodi della foresta e responsabili della loro comunità, adulti che hanno superato la prova dell'iniziazione. Come ci descrisse Lamine Keba Sonko, vecchio e autorevole saggio di Koubanao: decorticati come il riso, alimento sacro per i Diola della Casamance.

Kalounayes, Agosto 2010    

lunedì 3 dicembre 2012

sahara express

Maggio 2010, viaggio in Sahara Occidentale.
A causa della nuvola vulcanica islandese la delegazione di cui faccio parte rimane bloccata per l'annullamento del volo Casablanca-Laayoun, per arrivare in tempo agli incontri in programma si decide di proseguire via terra, attraverso il Marocco.
Casablanca-Marrakech-Agadir-Tiznit-Guelmin-TanTan-Tarfaya-El Ayoun- Boujdour
oltrepassando le montagne dell'Atlante
verso la terra dei Saharawi che
come una visione mistica si apre tra deserto e oceano.




 

mal d'Afric

Agosto 2010 - risveglio improvviso
dopo un sonno profondo

dove sono ?  sono confuso..
devo far ordine, allora
mi trovavo in questa camera al primo piano su un letto con materasso di lattice di cacciù ivoriano,
le pareti beige e le piastrelle del pavimento troppo lucide per i miei piedi scalzi
di una casa in affitto nel quartiere Deux Plateux ad Abidjan,
con l'aria condizionata, che ho staccato, durante la stagione delle piccole pioggie,
mentre ieri ero a Tiassalè nel cuore verde naturale della Costa d'Avorio tra risaie e foreste  coltivazioni di manioca e piantagioni tropicali,
l'altra settimana in Senegal a Dakar di passaggio qualche giorno sulla spiaggia di N'Gor
poi più stabile per tre settimane in Casamance sul fiume a Ziguinchor nella casa di Goumel
letto a baldacchino con zanzariera, poi in moto
nel Kalounayes a Koubanao e Coubalan tra foresta risaie nella brousse,
pioggie fango motocoltivatori semi di riso e risate sotto il mango con gli amici contadini del Kdes
prima ancora di nuovo a Dakar-N'Gor (stessa spiaggia-stesso albergo-stesso passaggio)
per partire con successivo scalo a Casablanca (all'aeroporto un the verde alla menta, shukran).

Domani sono tornato, è venuta a prendermi in auto Tamara a Malpensa
dentro un ferragosto che arroventa la pianura padana di afa tropicale,
con le gomme da neve e mi aggiorna di sè.

Dopo circa un mese di girovagare africano finalmente rientrerò a casa
in Piemonte tra le colline verdi del Monferrato
ed appena avrò rimesso piede nella mia terra
mi salirà di nuovo inesorabile la voglia di tornare..