lunedì 8 aprile 2019

le cuffie di Doroty

mercoledì 8 gennaio 2014

http://dorotyeva.blogspot.it/


L'attendo circa 2 ore, è l'ultimo dell'anno, 31.12.2013
torna con una valigetta 24 ore in stile yuppies anni '80, finta pelle maron glacé scuro,
la posa sul divanetto dell'entrata e la apre,
dentro c'è un aggeggio tecnologico che sembra una batteria sinth inizio anni '90 fatto di tasti a led luminosi e cavi con jack ed un paio di cuffie, le staranno bene,
non mi chiedo cos'è,
non serve farsi domande.
01.01.2014. dopo il brindisi le porgo una spina con prolunga e l'attacca alla corrente mentre assisto all'accensione guardo quelle mani così, mani che han vinto grandi premi di dattilografia, mani con dita eleganti sottili e gentili, palmo di mani e dita che hanno curato kilometri quadrati di corpo umano e dimagrito metri cubi di grasso inutile.
dita così sembrano agire con moto proprio,
affusolate giunte a polsi così sottili sembra incredibile che abbiano resistito a tali sforzi, mani così logiche che non possono non saper viaggiare da sole verso l'incastro giusto,
perché quell'aggeggio non deve ma deve funzionare.
adesso è acceso, non lo sento ma lo vedo, lei lo sente ma non si vede,
delle spie luminose rosse e verdi alternate,
rosso sangue e verde albero, animale-vegetale.
per circa 30 minuti,
ciclicamente ci si affida all'energia della natura
ed alla sua anima.

sulla Via Emilia, test drive ?

martedì 11 marzo 2014

Se non sono io ad andare in Africa è l'Africa a venir da me, questo è anche dimostrato, ma non è l’oggetto, è l’intercalare. 
Senza dover scendere in particolari nella fattispecie, per cui grazie a questa combinazione mi ritrovo distante da casa di ritorno da Cento sulla Via Emilia (o quasi) e metto alla prova, giusto che ci sono, un'altra magia, una delle più straordinarie che appartiene al mio destino: la telepatia con Doroty.

Perch'è di questo che si tratta, telepatia-animista. Certo, direte voi, va confutato e dimostrato.

Dopo l'intervento all'ennesima conferenza serale sulla canapa, venerdì scorso, in qualche landa semi-desolata del Piemonte Centrale, mentre interveniva il collega nutraceutico-quantistico e mi trovavo ancora alla mia postazione al tavolo dei relatori, Le mando un messaggio, perché sapevo che Lei, Doroty, quella sera era là, con la Sabri, al concerto degli Afterhours, data zero del tour Hai Paura del Buio ? al VOX di Nonantola. Avrei voluto esser anch’io, in quello mitico, quello che si frequentava insieme quando nei locali era libero l'accesso a uomini con blazer di pelle e sigaro in bocca e donne svettanti su tacchi zeppati e cappotti rosa shoking ! Non divagando troppo torno alla dimostrazione della telepatia, le  invio un sms, 07/03/2014 ore 22.44.43 con il testo degli After "..dammi un pensiero superficiale che renda la pelle splendida " lei mi risponde, dopo un attimo dal VOX, “ ti giuro che l’hanno appena fatta!” ecco la dimostrazione.
Ma non basta mai, le magie sono tali solo se si ripetono, meglio se  all'infinito. Proseguo, seconda dimostrazione, lunedì mattina, come premesso a centinaia di km da casa di ritorno dalla "mia giovane Africa" nella bassa padana, Le invio un altro sms, 10/03/2014 ore 10.27.13: "sono dalle tue parti ci sei e dove per un caffè ? " (perché Doroty, per chi non lo sapesse, è della bassa modenese, terra ricca, storica della canapa, recentemente protagonista di 2 terremoti e 1 alluvione) Passan 10 minuti, mentre la mia strada dalla provincia di Ferrara sconfina tra quella di Bologna e Modena mi fermo per un caffè in un bar sulla provinciale che solo l'Emilia più all'americana di Ligabue e Guccini può offrire, tra personaggi ed arredi vari che sembra di stare in un casinò, ma decadente, come quelli di Reno in Nevada.
Squilla il mio telefono, è Lei.

Doroty: "dove sei ?"

rispondo: "a Sant'Agata, e tu?"

Doroty :"ma che ci fa lì ? che combinazione, sono a San Giovanni in Persiceto, 10 minuti arrivo"

Rispondo: "passavo di qua.. vieni che t'aspetto sul ciglio della strada provinciale"

Naturalmente le dico di cambiare locale perché quello era inadatto all’occasione, spostandoci poco oltre in un altro di stile ben diverso, effettivamente mi pare particolare, ma sapete, non ho che occhi e orecchie per lei, è sempre più favolosa .. ! dagli occhiali da sole giallo hipster, alla giacchetta vintage da madamoiselle, color cammello post-invernale, e le scarpe, che scarpe, le stanno benissimo con tacco, lieve zeppa, di quel celeste carta da zucchero che non lo so, che solo un certo tipo di donna può permettersi il lunedì mattina, parliamo delle nostre evoluzioni. Continuo a divagare sui particolari, ma il fatto è nella cronaca degli avvenimenti, questo è un'altro caso dimostrato di telepatia animista, un altro perfetto incontro in "modalità random".
Lei mi fa, "hai visto?".. "questo è il bar dove fanno anche i test drive", mi guardo intorno, accidenti è vero, sul menù c’è scritto 250 euro per 20 muniti, eh  si! .. lì davanti ci sono 2 super fuoriserie sgargianti a 4 ruote cromate, Sant'Agata Bolognese, niente di strano, vero non me n'ero accorto, ma certo siamo davanti all'ingresso principale di uno degli stabilimenti più famosi al mondo, la Lamborghini! ..
Intanto usciamo, mi accompagna al bar precedente, per riprendere i nostri distinti percorsi,
“Doroty”
le dico: “immagina.. su questa strada, come noi due, ma a bordo di fuoriserie della marca famosa di questo paesello di campagna, in coda a certi trattori, magari ci sono stati Jay-Z o Puff Daddy o Fifty Cent per venire a provare e scegliere, direttamente in ditta, la loro supercar..” ridiamo, 

poi penso a noi due, a che ci serve una Lamborghini ?
A Niente, noi comunichiamo e viaggiamo con la teleapatia!

Dimostrazione, seppur empirica, di animismo puro.

(La chiave della felicità è la disobbedienza in se. A quello che non c'è)
Afterhours docet

domenica 7 aprile 2019

Rosso Mont Blanc

- Matiné:
Settimana della vigilia di natale per l'ultima volta con Lei come mia amante (già ex fidanzata) 
Interno giorno - Fugacemente, a letto. Le consegno gli omaggi di Natale, si emoziona ancora,
dopo l'accompagno furtivamente a casetta, nuova di grigio-design post-ikea poltrone&sofà;
your comfort zone will kill you

- Music box;
My Way di Frank Sinatra

- Matiné seguente:
Interno giorno - la raggiungo à la maison, mi offre il caffè mettendomi a parte di alcuni particolari domestici e poi fumo tabacco, mentre si abbiglia nella stanza guardaroba. Il suo scomparto è quello di sx (c'è anche il cappottino che le dona tanto) e si toeletta nel bagno, a suo uso esclusivo. Intanto attendo nel soggiorno e butto il mozzicone dalla porta-finestra nel giardino comune sottostante, a spregio della casetta senza balconi, nuova di grigio-design post-ikea poltrone&sofà;
your comfort zone will kill you
Angolo Cottura - vorrei pisciargli nel lavello della cucina ma noto che Lei già mi ha fatto "pisciare" in casa, come una pseudo-marca territoriale, sistemando in evidenza uno dei miei regalini di natale, consegnati il giorno prima e giorni dopo da Lei banalizzato in un post di stato. E mi irrito, non poco.
Esterno giorno - Non ci distacchiamo ancora raggiungendo sottobraccio il centro villa, di questa piccola fottuta borghese commerciante immobile "proud" città di provincia puttana e massonica figlia di papà, dove l'accompagno a scegliere il regalo di natale per il di Lei suo fidanzato, probabile futuro marito, manager rampante, colletto bianco dell'economia produttivista-finanziarizzata, di buona famiglia di rango marinaresco, a cui s'era obbligata utilità per un "pensiero" di certo controvalore con scelta di gusto;
Interno commerciale - una penna di classe, griffata, prossima al livello professional-socio-economico dell'omaggiato, effendi, un color giovanile e natalizio e preferito della bella, "Rosso Mont Blanc".
Do il mio placet; Conforme e Bastevole.
Nel frattempo però anche non apprezzai la scelta riguardo ad un prototipo di calzature domestiche bianconere quale regalino di "zita" natale per l'innocente tifoso delizioso nipotino dell'illustre, non per antipatia calcistica, Juve merda!, ma perché oggetto di per se di scarso pregio ontologico ed etimologico,"una vecchia ciabatta"/"sei un pantofolaio" ..e per cortesia non feci alcun cenno al gesto d'acquisto.
Così scrisse Rimbaud: "Par delicatesse J'ai pardu ma vie". Nel mentre affranto ed intimamente ferito nel mio senso estetico reagivo all'affronto e cantavo sottovoce Conte, in Boogie "era un mondo adulto si sbagliava da professionisti" e come avrei voluto succhiar voracemente un paio di caramelle "alascane" per stemperare un amaro sapore che pervadeva la mia bocca;
Via con me "non perderti per niente al mondo lo spettacolo d'arte varia di uno innamorato di te"

- Desinè:
Fu con la bella stessa, mia giovane desormai ex amante, l'ultimo momento d'intesa anche prosaica.
Il suo viso è la mia meraviglia, i suoi occhi sono lo sguardo che mi entra dentro;
Impossibile distaccarmi

- Caffè:
Maledizione, sono ancora innamorato fradicio di Lei;
come un idiota

- Distacco forzoso:
La sua partenza;
distanza siderale
  
- Dopo Natale:
Durante la sua villeggiatura intuì che ella poi si calò convintamente e totalmente nella parte, sicura e utile al consolidamento della futura tanto agognata e rispettabile sistemazione, obiettivo chiaramente già illustratomi, con tanto di evidenze domotiche, che da allora fui nella forma e sostanza considerato alla stregua di un villano forse fallito personaggio quale non fui e poi mai sarei stato, ma sicuramente imbarazzante come pesante testimonio di passato ingombrante e di vissuto inconfessabile;
reietto

- Che stato:
L'apparente morale fotte l'etica sostanziale;
paracula patologica

- Natale:
mi scrive "auguri mon amour";
mercì a toi

- Conseguenza di capodanno:
Alla mezzanotte (fine del peggior anno della mia vita fino a quel momento) neanche ricevetti più dalla morbida bocconcina gli auguri di quel felice auspicabile futuro anno nuovo (ma che cazzo di cafoneria - eppur ho sempre cercato di esser splendido, lo sono di natura). Ne mi consegnó, appresso il suo ritorno, il regalo di natale spettantemi a suo tempo annunciato, oggetto a me ancora oscuro e sconosciuto nascosto infrattato imboscato nella buia cantina, spero non umida, della dimora proto-coniugale, nuova di grigio-design post-ikea poltrone&sofà;
your comfort zone will kill you

-Un'Epifania Agrodolce:
Non ricevetti le arance, formalmente richieste con messaggio scritto, con risposta di Sua grazia millantate via sms disponibili con cedri e limoni provenienti dalla regione insulare della medesima luogo di vacanze natalizie;
acquolina insoddisfatta
Le arance da spremuta le ho poi raccolte, con dei manda-limo innestati, dal mio giardino au Sènègal; autosufficienza alimentare

- Ed in seguito la neve:
Alcuni occasionali fortunati quanto casuali e fortuiti incontri dal destino concessimi, fruiti, accompagnandola senza dignità alcuna, in brevi disordinate passeggiate finalizzate a guinzagliate cagate canine e sue fraudolenti confidenze;
Inspiegabile ed Irrazionale

- OST Sanremo 2019:
L'amore è una dittatura;
The Zen Circus

- Altrove, in Viaggio:
marzo, Casamance, intanto incontro Eva sulla spiaggia di Abenè mentre raccolgo conchiglie per Lei e Mio padre. Bosco sacro di Koubanao con tanto di dedica animista;
Esclusivo

- Ritorno dall'Africa:
abbronzato,
casualmente è la prima persona che incontro sotto casa mia;
sarà un caso o il destino ?

- Carnevale Vecchio:
Null'altro che qualche "discreto" tentativo da parte mia medesima meschina di ulteriore contatto social mediatico, anche provocatorio, forzando la mano per smuovere l'indifferenza, naturalmente andato a vuoto senza risposta perchè volutamente ignorato;
E m'incazzo tendente al distruttivo- vendicativo

- Sfogo Letterario:
Sarcasmo ispirato da quanto inciso sulle Mont Blanc "noblesse oblige";
scrittura terapeutica

- Saggezza Contadina:
Il becco tiene le corna che anche se potate mantengon radici perenni sulla capoccia;
rivalsa amorale, fanculo

- Karma:
rock'n'rolla;
forEver

- Ed infine l'Equinozio di Primavera:
Falò celebrativo a Pelle di Luna;
con super luna

- Finale indefinito:
comunicazione limitata;
ridotta con segnali di fumo e stato wazup

- Poetica Permanente:
se ti tagliassero a pezzetti;
in playlist

- E la fine:
Lei mi ha fottuto la mia anima nera;
senza remore - Hurt di Johnny Cash

- Morale:
l'amante deve sempre mollare prima d'esser mollato malamente;
eppur avevo già una certa esperienza

- Sopravvivenza:
tanto di noi si può fare senza;
Fuga all'Inglese di Paolo Conte

- Rimedio:
giovane fidanzata;
Abenenoise

-  Finalmente la pioggia:
è mezzanotte l'aspetto da mesi e arriva mentre vedo la foto del Suo meraviglioso viso;
stato wazup

- Dannazione:
Madonna Santa com'è bella;
Puttana Eva - Santa Muerte!

- Che femmina sprecata:
la scoperei infinitamente - fino a morire sul Suo morbido corpo - dentro la Sua anima  che è
"fatta della stessa cosa della mia" (cit. da una sua deposizione scritta);
anche se già la odio

- Mio sovversivo amore:
Tre volte dentro me;
Adesso è facile di Mina feat. Afterhours

- Memorabile:
L'ho conquistata danzando con Lei il "Boogie" al Diavolo Rosso;
Bagna Cauda Day

- Venerdì santo:
dalle mie vene sgorga sangue color "Rosso Mont Blanc";
Passione Fisiologica

FINE

- Post-fazione:
C'è qualcuno ?
un fottuto cristiano, un maledetto mussulmano, uno sporco negro, un fetido ebreo, un dannato zingaro, qualche lurida puttana thailandese, delle volgari zoccole albanesi, un culo piatto cinese, un rastaman/bayefall scoppiato di ganja, una lesbica repressa o qualche omosessuale isterico, un transgender o viados o queer, una felice LGBT family, qualche splendido anarchico, un qualche rincoglionito fascista, illuso comunista o fetente radical chic ? Disgraziati depravati e dipendenti ?
Fottuti ?
qualcuno che lucidamente riesca a comprendere;
politically correct fuck off

Nota: Ogni riferimento a luoghi fatti e persone è puramente casuale

p.s. Talvolta la realtà supera l'immaginazione, se il caso vuole

p.p.s juve merda-forza toro/forza inter-abbasso milan

Tutti i diritti i riservati

venerdì 12 ottobre 2018

Santa Louise Mathilde delle Saette

(parafrasi semi seria da un titolo di Jorge Amado)


Cronaca dell'ultimo giorno di una maledetta estate


Questa è la storia di Una brillante ed intelligente, bella giovane donna che, dopo aver desiderato, preteso e vissuto un'inverosimile quanto reale relazione d'amore e di passione, ad un tratto uccide inconsapevolmente con una delle sue saette (sua peculiare quanto pericolosa arma di autodifesa), così da lei stessa ammesso (in vinum veritas), l'uomo della sua vita. Da quel giorno la donna divenuta Santa per aver eliminato con sacrificio involontario ma a salvaguardia della propria virtù la tentazione carnale dalla sua vita, per l'accaduto venne definita per l'appunto suo malgrado "delle Saette".

Ma Questa è al tempo stesso anche la storia di un uomo adulto, dalla vita non così convenzionale e non così condizionata dal senso e dalla morale comune, che da "diavolo" seduttore e tentatore diviene martire consapevolmente donandosi, per amore della bella e giovane e brillante ed intelligente donna, al sacrificio della santa.
Sacrificio che si compierà in forma di proto/suicidio ( non sarà la santa a scagliar la saetta sfoderata e minacciosa ma bensì l'uomo a buttarcisi contro ) l'ultimo giorno di una maledetta estate, o tutto (amor carnale e passione emotiva) o niente, a coronamento di un particolare ed intenso, quanto discutibile ma ininfluente ai molti, vissuto.

Della santa rimarranno scritti interi annali e vasti ricordi condivisi perché continuerà con talento e fatica la sua opera di assistenza ai giovani derelitti agli emarginati sociali ed ai miracolati inconcludenti, al tempo stesso frequentatori di bar, osterie e centri sociali.
Fumatori di cannabis e bevitori seriali la erigeranno a loro protettrice o salvifica manipolatrice, perché fuggir le tentazioni è atto di redenzione, ma non si sceglie di divenir santi perché son gli altri a santificare, fintantochè infatti non verrà beatificata in vita, nell'anno domini 2068, dal primo Papa Nero della storia.

Di lui, come per tutti i martiri, non resteranno che le spoglie mortali (l'anima in una, ai più sconosciuta, foresta africana) ed una sbiadita memoria tra i posteri per la sua fine semi-eroica, perché Non è per amore  che si muore, ma si muore solo o d'amore o di morte.
Un'intensa memoria olfattiva tattile ed emotiva di Lui, invece, solo la donna conserverà nel suo intimo, come santa segretamente in serbo, per il resto della sua lunghissima vita.

Ed Infine come per ogni storia sfortunata si può cavar una morale, ed in questa narrata è almeno duplice:
- presuntuoso egocentro è quello che pensa di poter controllare totalmente le proprie armi senza far danno
- sciocca autoreferenza è quella di credere che con la sola passione si condizioni la volontà altrui senza dannarsi

Ma tutta la musica,
colonna sonora di quest'ultimo giorno di una maledetta estate,
che ha segnato il loro tempo insieme,
continuerà a suonare per i cuori infranti, gli amanti clandestini e gli animi sensibili.

p.s. quei due sapevano a memoria dove volevano arrivare

mercoledì 13 giugno 2018

SATURAZIONE

sono pieno di Lei 
e di me stesso,
non mi serve altro.

ost: Shape of things to come - Audioslave

martedì 5 giugno 2018

La mia anima nera

13/05/ - 4/6/2018

Sapete cosa sono un anno 4 mesi e 13 giorni ?  o un anno 5 mesi e 4 giorni ?


?..forse non potreste saperlo, se non capendo che non Vi sto parlando di me stesso, ma di un Noi, che si è realizzato dopo una vita random, da contadino, incosciente, con l’istinto dell’avanguardia e la maledizione del non piegarsi alle convenzioni che, non per forma, non per obbligo, non per posa, ma solo esclusivamente per istinto, o meglio, per attitudine, mi spingono a fare quello che mi pare, sempre (escluse pratiche ed azioni soggette al vincolo dell’etica della mia coscienza). Non è essere meglio di altri o peggio, è solo diverso, è una condizione minoritaria rispetto all'insieme maggioritario della varia umanità. Potrei definirmi una specie di pianta di canapa di varietà monoica. Che dire, se vuoi tentare di annichilire questa mia predisposizione e vederne le degeneranti conseguenze incastrami in quelle che sono le dinamiche tipiche del sabato del villaggio, o meglio in chiave più volgare e meno poetica, come lo definirei io: del “villaggio del sabato”. Casus Belli, ad esempio, programmare con un certo anticipo le vacanze (le ferie, come si dice da queste parti) o tutta quella serie di attività socio-ludiche che fanno da normale contorno al sabato del villaggio. Quel giorno a tale ora, aperitivo o cena o incontro, facile a dirsi, e se piove ? mi sballa la settimana di semine o di raccolta, se c’è la luna nuova? meglio piantar la canapa piuttosto che andar a quella festa dalle 19,30 del pomeriggio. Eh si perché nel mio lavoro il pomeriggio spesso nella bella stagione finisce alle 21 circa. Due drink di fila a me mi ammazzano, sono parco, bevo e mangio poco. sono elitario. esclusivo. Mi esprimo e realizzo sopratutto nel sesso, e con Lei, solo con Lei totalmente. Non parliamo delle vacanze ? (o meglio delle ferie, come si dice da queste parti) Le mie ultime le trascorse nel 98’ dell’altro secolo, nel ’99 il viaggio in California (Nevada e Oregon) e nel 2000, prima in Polonia e Repubblica Ceca in seguito nei paesi baltici attraversandoli tutti fino a Helsinki, un viaggio di scoperta verso l’est, più che vacanze.
Poi è arrivata l’Africa e già coltivavo canapa.

Per farvi capire cosa sono un anno 4 mesi e tredici giorni o meglio un anno 5 mesi e 4 giorni, dovete sapere che prima di quel momento ho comunque avuto una vita fica. Sedotto belle donne, son stato amato, viaggi, ammirazione, un po’ d’avventura, qualche rischio ed il buon umore. Ho sofferto anche di solitudine, che ho saputo gestire ed evolvere, rafforzandomi per diventare quello che oggi sono, e vi confesso che mi piace essere così.
Questo anno 4 mesi e 13 giorni sono stati il più bel periodo della mia vita, e ve lo assicuro,
questo è merito suo, tutto merito suo.
Lei.
Lei E’ così’ morbida, intensa e pervasiva, si è impossessata di me, una bocconcina con due mani perfette per il mio corpo, una ragazza di trent’anni, adesso donna, con un entusiasmo coinvolgente, uno sguardo nero penetrante che mi ha acceso sin dal primo momento quando ho incrociato i suoi occhi, al Diavolo Rosso.
Lei mi ha "snasato" e ci siamo presi, da subito. Definitivamente.
Quella sera L’ho acchiappata, abbiam ballato, si sono sentiti prima i nostri corpi e poi parlati, poi ci siamo scopati la testa e tutto il corpo, una dimensione d'affinità stratosferica, fatto tantissimo all’amore.
Sono l’amore della sua vita. sono il "suo" come dice Lei. Confermo, Lei è la "mia" e la amo.
Di Lei mi appartiene ogni singolo cm del suo corpo, mi appartengono il suo cuore ed il suo cervello, non ho solo la sua anima, perché Lei l’anima non ce l’ha !
Questa giovane donna è sopravvivenza da condizioni non dipendenti da Lei, fatta di sovrastrutture a volte imperfette ma che le hanno consentito di voler esser bella, di “venirne  fuori” da situazioni “brutte e difficili”. Lei è collettiva, cerca il bello, lo esalta. E' sociale, è conviviale. Pensa tantissimo, riflette, calcola, elucubra, razionalizza, praticamente un’intellettuale abbastanza inconcludente che ragiona per algoritmi. Non senza difetti caratteriali e non solo, che  tralascio, che, per quanto non pochi, mi hanno messo in totale discussione, facendomi stupire della mia stessa capacità di farne fronte, di accoglierli e di sopportarli, spesso  piegandoli e cercando di correggerli, adattando  il mio carattere al suo, non posso dire di aver amato i suoi difetti, taluni li detesto ancora adesso, anche se non riuscirei a identificarli precisamente. e lo ammetto, adesso non posso farne a meno.
 
Siam fatti l’una per l’altro, ma con una caratteristica: per adesso non siam riusciti a stare insieme (in una relazione convenzionale) per  come vorremmo singolarmente, per come siamo programmati, come dice Lei.
Forse siamo entrambe incorreggibili.

Per quanto mi riguarda una relazione convenzionale, intendo quella di una prassi consolidata fatta di normalità diffusa, di spazio e tempo condiviso quotidianamente, non mi ha visto preparato, compresi i pomeriggi del sabato in giro, domeniche a vedere un film, aperitivi con gli amici, cene dove ”magni bevi e rutti” (si fa per dire) (gente che parla a vanvera di cazzate, con bambini decontestualizzati che per salvarsi starnazzano o saltellano “de quà e de là”) non trova in me un senso fondamentale di relazione, non un significato particolare. Attenzione non sono un anormale, come dicevano Lei e Mario io sarei uno dei pochi quasi cinquantenni che riesce a stare benissimo nella movida astigiana, si come no ? ma cos’è la movida Astigiana ? non mi interessa. Invece giustamente Lei si vuole divertire, ma vuol anche metter su famiglia, ha la pulsione splendida e naturale della martenità, tipica dei suoi meravigliosi trent'anni. Legge, talvolta scrive, parla molto, mi ha confessato le cose più intime tramite chat notturne, quando pur distanti avevamo bisogno di stare insieme, il mattino non è il suo momento migliore, e dal vivo è più timida, io invece con Lei son sempre spudorato.

Un’altra durissima verità è che non sono così proiettato per metter su famiglia, logica conseguenza di quanto sopra. Stare con Lei, mi ha fatto capire che talune prassi, anche quelle velleitarie, della cosiddetta normalità, che io aborro, per Lei sono importanti, vitali, come è vitale l’idea di creare una famiglia, è il suo obiettivo “ideale”;  NON la voglio perdere, mi son rimesso in discussione e schiodandomi dal mio essere le ho fatto una proposta, convinto, mah non l'ha convinta, ero in ritardo. Non organizzato, non attrezzato, Lei ha confermato, ha individuato un piccolo, quanto DETERMINANTE particolare, non son fatto per quella roba lì. 

Eh allora ? dopo avermi amato in modo incommensurabile, dopo averla amata come neanche io mi sarei immaginato, nei momenti belli e soprattutto in quelli meno belli.. dopo aver condiviso tutto di se per me, Mi ha mollato! Stanca, disfatta dal combattere il suo essere per uniformarlo a me, mossa anche dalla sua peculiare  “cancerina” necessità di realizzarsi in una famiglia. Sbagliato cambiare la Sua natura. 
La sua verità è che Io mi son fatto mollare.
Però certe cose finiscono e non, certe altre cose non finiscono mai, si trasformano, mutano, si evolve, punto.

Volete uniformarVi all'evoluzione non convenzionale ? 
Siete pronti ad affrontare la bio-diversità, se Vi mette in discussione, se è scomoda,
se è come un dito nel culo, ma che ti può anche far godere ?
ehh! direte vuoi, facile fare il solito provocatorio anti-convenzionale, quindi è finita ?
No, non è ancora finita, è riuscita a mollarmi in modo inconcludente, praticamente solo formale, diciamo teorico. anche io l'ho mollata, dopo un anno cinque mesi e 4 giorni, per non perderla, per mantenere vivo il NOI che si è creato, forte, per rendere libero il ns rapporto, straordinario, particolare e NON convenzionale, non l'ho mollata per paura, ma per coraggio, perchè mi fido di Lei.
Ed allora ?
allora è una storia che si scriverà, che non ha un fine, mai scontata, molto viva degenere e fondamentalmente necessaria per dar senso ad un lato di entrambe, perchè siam fatti di lati, poliedrici, sfaccettati, oscuri e trasparenti. 

Ora, se finisce, se non riusciremo più a stare insieme, posso solo pensare di tornare a Ouagadougou e a Kedougou, voglio andare in Congo ed in Mali, devo seminare i campi di canapa, il Mozambico, devo parlare con un contadino Dogon di agricoltura, agevolare traffici in Liberia, voglio coltivare il mio orto tropicale ad Abene, accelerare, lavorare e sudare, pagare i debiti, accompagnare mio padre. 

spaccarmi le nocche contro la parete. Non avrei più niente da perdere, non vorrei non aver niente da perdere,
agire a modo mio per tornare da Lei, perché questo è il senso, perchè ci apparteniamo.

Sono dentro di Lei, come un avatar. La mia mano sinistra con il dito medio cicatrizzato sono un paradiso che conosce solo lei, per sempre suo, anche la mia anima è sua, che per lei, però, non conta! 

Ebbene, 
Mia Anima Nera, 
a presto.

giovedì 21 agosto 2014

amore negro

per un "bianco" come me ci sono diversi livelli di contatto,
di interazione, di relazione con l'Africa,
di assuefazione all'Africa, di dipendenza ed appartenenza,
e per Africa intendo quella sub-sahariana, quella nera, vissuta anche dal sottoscritto.

l'Africa della savana secca del sahel, dei baobab misteriosi,
dell'harmattan il vento che solleva la sabbia del sahara lasciandola in sospensione per giorni interi rendendo tutto ambrato,
l'Africa è tutta una brousse.
l'Africa nera dei tropici, delle foreste di manghi e fromager, della medicina tradizionale,
delle maschere nel bosco sacro, e dei feticci nei villaggi,
della stagione delle piogge,
quella iper-endemica,
quella nomade,
quella contadina,
delle famiglie allargate, allegra che mangia riso e manioca, che gioca a calcio scalza e danza con i tamburi, quella cool delle notti in discoteca, quella che "ne dort pas!"
dei fuoristrada umanitari parcheggiati davanti ai ristoranti "à la page" della corniche di Dakar,
quella con i pavoni nel giardino dell'Ambasciata d'Italia ad Abidjan,
delle quincaillerie di Ouagadougou,
delle boutique di strada dei mauritani e delle gelaterie libanesi,
del cambio secco in franchi cfa.
quella ribelle della mia Casamance, dei Diola coltivatori di riso, alimento sacro,
l'Africa animista-mussulmana-cristiana tutta una famiglia allo stesso tempo,
quella dei sincretismi sufi,
quella delle ragazze che vogliono sposare un bianco per venire in Europa,
quella dei bambini che ti toccano i capelli, cosi diversi dai loro,
quella che "c'est l'afrique" e domani è un altro giorno ... così è la vita,
quella del grande rispetto per gli anziani,
quella "c'est ça le developpement!" del CPAS Onlus.


Agricoltori in Africa, chi non lo è più in pratica lo resta nell'animo, nelle prospettive e nelle ambizioni di sviluppo, vuol coltivare un orto nel villaggio d'origine, 
l'agricoltura è così importante che in Africa siamo ancora davvero tutti contadini !


e poi i sorrisi delle ragazze, il sesso, la nostalgia, la mancanza, la voglia di tornare,
gli sguardi timidi dei bambini e quelli curiosi dei ragazzi,
la bellezza regale delle donne e i discorsi autorevoli degli uomini saggi,
tutto è fantastico e tragico nello stesso tempo,
"secco-caldo-umido-malaria" un luogo dove l'esposizione umana è molto alta !
ma questo è un già detto, questa mia è l'Africa di tutti, già raccontata da molti e meglio di me,
quindi tento di descriverla così, con una citazione dal film Django di Quentin Tarantino;
Mr. Candie: "fate attenzione dottor Schultz, prendersi un'infezione di amore negro è un attimo, l'amore negro è un'emozione forte signori, è come una pozza di pece nera, se ti ci fai acchiappare sei cotto, impegolato.. "

giovedì 23 maggio 2013

il Boukùt di Soutou

L'ennesimo arrivo in Senegal durante l'hivernage è naturalmente accompagnato dalle intense pioggie tropicali di stagione. Siamo alla fine di luglio, le pioggie s'intesificano, è buona cosa per le risaie della brousse affinché i "piantini" di riso immersi nell'acqua possano spingere bene la loro crescita. Decidiamo con  il collega Alberto, per il primo fine settimana in Casamance, di accettare l'invito di Arona e Malik del KDES di Koubanao a partecipare con loro al boukùt di Soutou. E' una domenica mattina grigia, il cielo è già carico di nuvole e la notte precedente è piovuto molto, ci avvolgiamo nelle giacche anti-pioggia e da Ziguinchor, a cavallo della moto attraversando i due ponti sgangherati ma asfaltati pieni di buche sul fiume Casamance e guadando la strada pavimentata a blocchetti sommersa d'acqua lungo il bolong continuiamo verso nord, nonostante le avverse condizioni ambientali, oltre la foresta del Kalounayes, oltre la città di Bignona, lasciamo la strada principale ed entriamo sulla pista scivolosa di fango spingendoci nel cuore del territorio dei Diola-Fogny, perchè i ns. amici ci aspettano in quel villaggio. Questo è il villaggio di Soutou! detta la "petit Paris", c'è una grande chiesa nello slargo all'ingresso, sembra una piccola cattedrale in mezzo a questa spianata nella foresta, in questo villaggio  sono cristiani e animisti, buona parte degli abitanti  da tempo sono emigrati a Parigi, da quì il soprannome. E' magnifica la foresta arborata della Casamance durante la stagione delle piogge, è tutto verde, di un verde intenso che si esalta quando esce il sole nel contrasto con la terra rossa della pista, con il cielo carico di nuvole invece il colore verde muta più cupo e non si può far a meno, guardando i grandi alberi, di sentire che la foresta ha una sua anima. La terra, da rosso laterite, muta in colore argilla "marron-fango" - infatti in motocicletta siamo senza scampo, c'est ça le developpement !
Questo certo non demoralizza l'entusiasmo, infatti arriviamo per tempo alle cerimonie.
Il villaggio è ormai in pieno fermento, un via vai di gente forestiera e locale insieme, macchine fuoristrada moto e bicilette sparse parcheggiate un  po' dappertutto sotto gli alberi. Ci sono solo alcuni bianchi, meno eleganti, che vagano con piccole telecamere o grossa macchina fotografica, appesa al collo, sono i turisti "toubab" (bianco in Wolof) o "louloumme" per i bambini (in Diola), a caccia di esperienze esotiche ed immagini evocative. Dal mattino si sentono forti i tamburi ed i canti, adesso, parcheggiata la moto sotto un grande fromages, ci accoglie Arona nel "quartier" del villaggio della famiglia di Cécile, nostra amica e ospite ufficiale, per l'occasione oltre al bubù (coloratissimo abito tradizionale) indossa un grazioso copricapo ricavato da una kalebas adornato di perline, è felice di condividere questo importante momento con la sua famiglia, tra gli amici di Koubanao e Soutou, un rapporto consolidato nelle attività di cooperazione con la ns. associazione, con i villaggi del Kalounayes, cristiani e mussulmani legati fortemente alla loro ancestrale tradizione animista. 
Dove Malik? Chiedo ad Arona.
Mi dice che si sta occupando, come d'abitudine in tali occasioni, dell'ammazzamento delle vacche per il pranzo della festa! ed infatti nel tempo che ci beviamo la prima tazza di bunkai, fermentato di miglio con zucchero, bevanda tradizionale che si prepara per l'occasione, lui arriva.
Cesàr ça va ! grida e mi sorride, gli rispondo: kassoumey Malik, ça va bien !
Non ci stringiamo come di solito le mani appoggiando tre volte la testa una contro l'altra, perchè le ha impegnate, è indaffarato, sta portando a Mariatou, detta Merù (la  giunonica cuoca del Kdes oggi in trasferta fuori sede) rognoni e fegato freschi, grondanti sangue dell'appena sacrificato animale. Quando torna scambiamo un po' di battute, anche a Koubanao stanotte è piovuto, "tres bien, le riz i'l va a pousez" - facciamo insieme un giro del villaggio, vengo accompagnato e presentato da Malik e Arona, perché è venuto il momento di salutare tutti i parenti di Cécile, gli amici, i conoscenti, i parenti di Malik, i parenti dei parenti, tutta la grande famiglia africana, i notabili e le autorità del villaggio, della comunità Rurale, è atteso addirittura il sub-prefetto di Thengory.  Kassoumey! kassoumey kep (il saluto), kate-sinde? (come stai?) kokobo (tutto bene), Yo ! - kasafa? (come ti chiami?) cognome - karesibù? (come ti chiami?) nome. Safu. Girovaghiamo assistendo ai preparativi, alle danze, ai gruppi di suonatori di tamburi. Finalmente saluto Merù, la trovo seduta gongolante sopra un piccolo sgabello di legno, a me invisibile, sotto un pergolato di foglie di palma, accanto alla grande pentola sopra il fuoco, sudata e sorridente, sta preparando il pranzo. Le chiedo cosa si mangierà e mi raccomando con Lei : "Merù, pas de Jumbo si te plais!", beviamo l'ennesimo bunkai, guardiamo danzare altri gruppi di giovani e ragazze. Gli iniziati escono dalle case di famiglia, con aria seria e spaventata attendono nel cortile con i parenti il raduno con i loro compagni per l'ingresso rituale tutti insieme nel bosco sacro. Sono stati rasati, indossano solo dei mutandoni corti colorati, sembrano tutti uguali, sono impauriti da quello che gli spetterà, devono già sentirsi in balia degli spiriti della foresta, ed attendono così, finchè non arriva il momento. Il momento è deciso dal consiglio dei saggi che sovrintende le cerimonie tradizionali del villaggio, il boukùt è un evento epocale, si celebra a distanza di decenni, la memoria dei riti e delle procedure è affidata agli anziani, e così avviene nel pomeriggio, ad un certo punto si sente crescere la tensione e l'energia, il villaggio è ancor di più un tumulto di suoni danze tamburi e spari di cannone (delle specie di rudimentali mortai a salve, probabile residuo dell'epoca coloniale inseritosi nella tradizione). Finalmente arriva il momento che tutti aspettavano! Arona me lo annucia, è ora. Raggiungiamo la spianata dove convergono i gruppi di iniziati, divisi per quartiere di provenienza, che si raduneranno in un unico punto, tutti insieme verranno accompagnati dal villaggio, sino al limitare del bosco sacro, dove potranno entrare solo loro presi in custodia da coloro che sono già iniziati ed esperti, l'iniziazione alla foresta, animismo puro, tradizione Diola. Nel rito di accompagnamento mi viene detto di prendere un bastone in mano, una radice tra i denti ed i compagni del Kdes mi aspergono la testa con un miscuglio di acqua e riso, ora posso eguire ed accompagnare il corteo con gli altri uomini, così si deve fare. Ai lati, ferme, disposte in un distinto gruppo, giovani donne in fila, le ragazze del villaggio, abbigliate uguali con pagne blu (pareo) e reggiseno, hanno delle brocche tradizionali (le kalebàs) in testa piene d'acqua, per coloro che si fermeranno nella foresta. Sono immobili anche loro accompagnano ritualmente l'entrata degli iniziati. I tamburi battono sempre più forte ed i cannoni sparano più fitti, il corteo arriva al limitare, tra le due zone,  noi ci fermiamo e gli iniziati entrano. Così vuole la tradizione animista, entrano ragazzi, accompagnati dagli adulti che li istruiranno sui misteri della natura e le regole della vita, usciranno da soli, tra qualche giorno settimana o mese non si sa, usciranno quando saranno pronti, quando saranno definitivamente uomini del villaggio, custodi della foresta e responsabili della loro comunità, adulti che hanno superato la prova dell'iniziazione. Come ci descrisse Lamine Keba Sonko, vecchio e autorevole saggio di Koubanao: decorticati come il riso, alimento sacro per i Diola della Casamance.

Kalounayes, Agosto 2010    

lunedì 3 dicembre 2012

sahara express

Maggio 2010, viaggio in Sahara Occidentale.
A causa della nuvola vulcanica islandese la delegazione di cui faccio parte rimane bloccata per l'annullamento del volo Casablanca-Laayoun, per arrivare in tempo agli incontri in programma si decide di proseguire via terra, attraverso il Marocco.
Casablanca-Marrakech-Agadir-Tiznit-Guelmin-TanTan-Tarfaya-El Ayoun- Boujdour
oltrepassando le montagne dell'Atlante
verso la terra dei Saharawi che
come una visione mistica si apre tra deserto e oceano.




 

mal d'Afric

Agosto 2010 - risveglio improvviso
dopo un sonno profondo

dove sono ?  sono confuso..
devo far ordine, allora
mi trovavo in questa camera al primo piano su un letto con materasso di lattice di cacciù ivoriano,
le pareti beige e le piastrelle del pavimento troppo lucide per i miei piedi scalzi
di una casa in affitto nel quartiere Deux Plateux ad Abidjan,
con l'aria condizionata, che ho staccato, durante la stagione delle piccole pioggie,
mentre ieri ero a Tiassalè nel cuore verde naturale della Costa d'Avorio tra risaie e foreste  coltivazioni di manioca e piantagioni tropicali,
l'altra settimana in Senegal a Dakar di passaggio qualche giorno sulla spiaggia di N'Gor
poi più stabile per tre settimane in Casamance sul fiume a Ziguinchor nella casa di Goumel
letto a baldacchino con zanzariera, poi in moto
nel Kalounayes a Koubanao e Coubalan tra foresta risaie nella brousse,
pioggie fango motocoltivatori semi di riso e risate sotto il mango con gli amici contadini del Kdes
prima ancora di nuovo a Dakar-N'Gor (stessa spiaggia-stesso albergo-stesso passaggio)
per partire con successivo scalo a Casablanca (all'aeroporto un the verde alla menta, shukran).

Domani sono tornato, è venuta a prendermi in auto Tamara a Malpensa
dentro un ferragosto che arroventa la pianura padana di afa tropicale,
con le gomme da neve e mi aggiorna di sè.

Dopo circa un mese di girovagare africano finalmente rientrerò a casa
in Piemonte tra le colline verdi del Monferrato
ed appena avrò rimesso piede nella mia terra
mi salirà di nuovo inesorabile la voglia di tornare..
 

martedì 20 novembre 2012

2° storia 6° parte, Degaulle con la maglietta di Sankarà

Durante questi primi giorni incontriamo un po' di gente, molto visite a casa, sembra proprio che destiamo enorme curiosità, in fondo siamo gli unici bianchi che vivono nel quartiere. Ci vien a far visita anche un ragazzo alto, magro, con una voce profonda, è uno studente universitario, anche lui ci dà il benvenuto, abita nello stesso quartiere, ci dice che è un onore nonchè un piacere fare la nostra conoscenza ed averci come vicini di casa. Verso la sera del giorno dopo torna, ci ha preso gusto, così prendiamo confidenza, ha voglia di parlare, di confrontarsi, ci chiede dell’Europa e dell’Italia, che ci facciamo lì, rispondiamo come con tutti, lui compreso, con la parola "cooperazione" che intanto ho scoperto è una definizione pass-partout che non ha bisogno di spiegazioni, da queste parti in effetti il settore incide molto sulla bilancia dei pagamenti nazionale.
Esistono infatti ministeri, dipartimenti, agenzie, consigli e delegati per la "cooperazione", un asset economico che ha fatto del sistema della mano tesa dei paesi poveri da una parte e dell'intervento solidaristico terzomondista per salvare la coscienza e le apparenze dello sfruttamento dei paesi ricchi dall'altra una delle voci di spesa più succulente, nello storico è evidente che la cooperazione bilaterale nord-sud tra nazioni ha creato corruzione e lasciato sul terreno modesti risultati a fronte di quanto investito. Ma non è certo il nostro caso..! noi, noi facciamo cooperazione decentrata, poche risorse dirette ma grande know-how in campo per  rafforzare le competenze locali..(!?) o almeno dovremmo provarci.
Questo ragazzo ci parla del Burkina Faso (terra degli uomini integri), si discute di sviluppo e della situazione politica. Ecco, ci fa notare la maglietta (una t-shirt) che indossa con sopra un'effige, (a questo punto dopo certi discorsi e quest'esibizione ideologica l'espressione del nostro silenzioso guardiano Jeanbaptiste, sistemato più in là sempre attento come una portinaia della Torino anni '50 alle dinamiche casalinghe, diventa preoccupata come quella di chi in casa avesse tra gli ospiti un pericoloso sovversivo..) è quella di Thomas Sankara! Il capitano illuminato, primo presidente della repubblica, leader carismatico per tutta l'africa occidentale che si impegnò molto in favore di riforme radicali per eliminare la povertà, speranza della giovane africa post-coloniale ucciso nel 1987 durante il colpo di stato dall’attuale presidente (dittatore) Blaise Compaorè, già suo compagno d'armi e braccio destro.
Quindi questo studente infervorato dalla passione politica fa parte di tale associazione e si chiama Degaulle, (incredibile) proprio così! (nome proprio, tutto attaccato). Accidenti al caso, penso, un personaggio con il nome di un generale francese conservatore colonialista che da vero militante attivo porta orgogliosamente la maglietta del mitico capitano africano rivoluzionario, e penso ..ma 'sto destino a volte non è  proprio un po’ bizzarro ?

lunedì 19 novembre 2012

2° storia 5° parte, C'est l'afrique (Benvenuto in Africa)

Erano i primi giorni della prima missione in Burkina Faso, luglio 2001, ricordo il tutto non in dettaglio, in volo da Torino, via Parigi poi scalo Bamako ed arrivo a Ouagadougou. Sbarco dall’aereo dove metto piede per la prima volta sul continente nero, sento subito il caldo umido della stagione delle pioggie, con Luca, lui qui ci è già stato un paio di volte, ormai esperto delle trafile, svolgiamo gli adempimenti d'ingresso con una certa solerzia non fosse per il fatto che lasciamo lì al bancone di legno della polizia di frontiera, governato da una solerte donna formosa in uniforme cachi, i ns. passaporti. A fatica riesco a scrivere il nome di questo luogo di “disembarcament” sulla "fiche" per i visti, (O-u-a-g-a-d-o-u-g-o-u) (tutte queste vocali vicine ed uguali mi confondono) paghiamo 10.000 franchi CFA (circa 30.000 lire) ciascuno per la tassa di visto e consegnamo il passaporto in cambio di una ricevuta che non è altro che un foglio di carta malamente pre-stampato con un timbro blue enorme ed una firma scarabocchiata, con un certo senso di nudità, provocato da questa consegna coatta in cambio di uno "straccio" di ricevuta, proseguo per il ritiro bagagli.
Ne fanno parte due sacchi  da 25 kg cadauno di sementi di sorgo da foraggio (sono per il progetto di cooperazione, per le vacche da allevare per la filiera del latte, per far la guerra a quello in polvere delle multinazionali..). Insomma questi due sacchi, in partenza a Torino, avevano già tutta una loro storia, recuperati a fatica fuori stagione in qualche magazzino del consorzio agrario avevano girovagato di mano in mano qualche settimana per mezzo Piemonte prima di esser recapitati  a casa di Luca. Successivamente avevano creato qualche problema con le stilosissime hostess dell'AirFrance al check-in di Caselle, queste belle figliole non avevano mai imbarcato bagagli di tal genere e quindi incerte e dubbiose sul reale contenuto e sulla consistenza e resistenza, dopo nostra decisa insistenza, spiegando le motivazioni "umanitarie" di tale merce, trovarono una soluzione facendoceli impacchettare di nylon presso l'apposita postazione normalmente impiegata per proteggere le valigie griffate dei turisti di stagione che guarda caso in fila dopo di noi s'erano già un po’ innervositi "per via di 'sti due contadini" mezzi Indiana Jones e mezzi missionari laici (laicissimi) volontari in partenza con scalo a Parigi verso un'improbabile quanto sconosciuta destinazione che facevan solo perder tempo. Questi due sacchi di sorgo da foraggio  in arrivo a Ouagadougou posti su due carrelli con gli altri bagagli stimolarono inoltre la curiosita e l’ilarità dei doganieri tranquillamente di stanza lì, che chiedendoci che (caspita) ne avremmo fatto gli rispondemmo che erano per la brousse, convinti noi d'esserci sobbarcati tutto questo peso.. ci lasciarono passare senza ulteriori controlli. 
Infine uscemmo dall'aeroporto dove c'era un taxi  verde, un mercedes tutto scassato con avviamento a contatto tra i fili del cruscotto, uno chaffeur di qualche etnia verso il Niger con le tipiche scarificazioni sul viso, che Giuliana aveva recuperato per venirci ad accogliere. Giuliana ci saluta, la conosco in quel momento, è una signora dai capelli rossi dagli occhi e la carnagione chiara, in netto contrasto con il contesto umano tipico del luogo, ma allegra e piena d'energia, è un'ex pellicciaia di Alba in pensione che sta organizzando le attività di formazione per i sarti, "corsi di couture", rappresentante di tal associazione di categoria artigiana presidente del movimento femminile regionale coinvolta partner del Progetto Jubilè, naturalmente anche io e Luca siamo i rappresentanti, con diverso ruolo, di tal associazione di categoria agricola coinvolta (suo malgrado) partner del progetto Jubilè, (Luca delegato del movimento giovaline regionale, io semplice associato).
Questa prima boccata d’aria d’Africa mi ha letteralmente confuso, sarà la stanchezza del viaggio, il caldo della situazione esotico-tropicale-saheliana che mi stordiscono, il caos di questi nuovi luoghi dove è tutto un brulicare di persone in movimento sui più svariati mezzi di trasporto.
Persone, affaccendate a sopravvivere che s’intersecano e m'incrociamo indaffarate, mentre per me è una saturazione di sensazioni - mi riprendo un attimo e m'accendo una sigaretta, "ça va monsieur? tres bien, mercì" - mentre è tutto color crete senesi con un'orizzonte ambrato, siamo al tramonto, c’è un po’ di vento che spira e solleva in un "tourbilion" la sabbia rossa sull'asfalto del piazzale dell'aeroporto mentre controllo il traffico del carico  bagagli, mentre sventolano la bandiera nazionale e della CEDAO, nel baule in un attimo ritrovo intatti anche i due sacchi di semente perché c'è un fermento di braccia e mani dei diversi portantini aereoportuali che si accalcano per darci una mano, per guadagnarsi una moneta che distrattamente gli si lascia e poi saliamo sul taxi e attraversando questa città, capitale sconosciuta al mio mondo, con oltre un milione di abitanti, raggiungiamo la casa.
La nostra base, quella che sarà la "Maison Jubileé" vicino la zone de Bois, perché noi non si dorme in albergo, abbiamo la casa del progetto presa in affitto che sta allestendo Giuliana, arrivata un paio di setttimane prima. Un quartiere di strade rosse di terra battuta, laterite - muri perimetrali e cancelli di ferro, con cespugli ed arbusti di verde che invadono come qualche mucchio di immondizia  di organico e sabbia da cantiere la carreggiata, qualche pollo che razzola ed un porco che grugnisce attraversando. Ad ogni passaggio è una lenta gymkhana. Per ora in casa ci sono pochi mobili in un ampio salone dove verrano allestiti i tavoli di couturerie, c'è un divano, due camere, una toilette con l'acqua corrente, abbiamo l'energia elettrica, non c'è l'aria condizionata (per fortuna) ma la moustiquaire alle finestre ed i ventilatori a soffitto, fuori una veranda ed un pergolato di ibisco, sui muri  e nel controsoffitto vivono jeki e marguià che si mangieranno le ns. zanzare.  Ricordo cosa ci ha detto prima di partire il padre di Luca, medico e professore all'università: "ragazzi andate in una zona iper-endemica, occhio alla malaria". Effettivamente siamo nella stagione delle pioggie ed il rischio c'è, quindi senza profilassi (non mi sono convinto ad avvelenarmi il fegato di Lariam) ma con speranza mi affido alla protezione dell'Autàn. In questa casa nei prossimi giorni ci sarà anche un guardiano, anzi dei guardiani, uno per il giorno con ruolo più da portiere, quando arriveranno i materiali nel magazzino (tessuti, stoffe, altre supellettili per il progetto) altri due la notte armati contro i ladri, solo più tardi mi renderò conto che tale ruolo nelle città africane è una specie di perversione showinistica, come elemento di distinzione nella realtà residenziale di pochi privilegiati benestanti, indispensabile quanto inutile, è uno status-simbol, fa bella figura di sè sulla porta di casa, al cancello, magari in divisa, una specie di portinaio con facoltà di difesa e tutela da curiosi intrusi e potenziali ladri, componente fondamentale per la tranquillità di ogni "fouyer domestico" che si rispetti, soprattutto se costituito da bianchi, il guardiano è, in paese penultimo nella classifica dell'indice di sviluppo umano dell'Onu, il  riconoscimento tangibile e sfrontato di una differenza sostanziale di censo. 
Trascorsi un paio di giorni di tour in brousse con Marcel, dopo esser passato presso la polizia di frontiera all'aeroporto Emile ci consegna il passaporto con il visto rilasciato dalle autorità ministeriali, mi sembra tanto un’opera di artigianato burocratico in stile borbonico, perché occupa tutta un’intera pagina con tre diversi timbri rossi, con una vistosa firma in calce ed una marca da bollo. Quindi ora sono in Burkina Faso, con domicilio nella capitale Ouagadougou, quartiere Zogonà, Maison Jubileé, ho recuperato il mio passaporto con il visto, non mi sento più così scoperto.. benvenuto in Africa.  (continua)

 

venerdì 16 novembre 2012

2° storia 4° parte, Dio è grande ma i bianchi non sono piccoli

Davìd è uno dei pochi imprenditori che conosciamo a Ouaga, dopo un certo girovagare fuori dai soliti giri dei cooperanti degli amici contadini della brousse dei sarti del corso di moda e confezioni di Giuliana, dei guardiani di casa e dei vicini burkinabè del quartiere dove abbiamo residenza nella casa ormai soprannominata "Maison Jubilè" per il titolo del progetto Giubileo che ci vede coinvolti in azioni di cooperazione decentrata. E' sempre Marcel a darci il contatto, lo conosciamo perché è il vicino di terra giù a sud, sul Volta Nero dove andiamo a visitare i terreni del progetto, dove dovrebbero iniziare produzioni agricole a sostegno della filiera del latte (?!). Su questo aspetto sono molto scettico, il terreno è lontanissimo dai centri abitati, è sperduto a sud al confine del Ghana, è stato bonificato..si, però non ha molto senso produrre foraggio per le vacche da latte dove l’allevamento di quest'ultime non esiste, perché l'allevamento in Burkina significa pastorizia nomade o al massimo stanziale, anche se comprendo l’impostazione ideologica di far "la guerra al latte in polvere" delle multinazionali. In quel terreno a sud in brousse s’è fatto abbattere i pochi alberi ed arbusti che c’erano per far posto alle coltivazioni di non si sa ancora bene cosa.. intanto un bull-dozèr (rigorosa pronuncia francese) ha lavorato qualche giorno, bruciato del gasolio e reso arabile quest’area. David (nipote di tal vescoso di Ouagadougou) imprenditore burkinabè è anche l’impresario che ha appena svolto questo lavoro, lavoro a cui dobbiamo fare un po’ di contabilità, misurando prima a passi e poi a rotella metrica e poi a conta-kilometri del pick-up la superficie del lavoro eseguito, io sono anche geometra no? è un lavoro da ragazzi! non fosse per la mancanza di una mappa e di riferimenti topografici in questo semi-deserto africano, il caldo della stagione secca e l'ora con il sole allo zenit ci si potrebbe anche divertire. (in fondo è come un'avventura, ci son persino gli avvoltoi in cielo in tondo sulla ns. testa, fa molto far-west, vuoi mettere a raccontarlo ai colleghi del collegio dei geometri provinciale ?). Pensiamo ci stia fregando, come con tutti quelli che con le ruspe fanno movimento terra.. in ogni parte del globo i metri-quadri i metri-cubi e le ore di lavoro quando è tempo di far il consuntivo non tornano mai. Quindi eseguiamo il controllo, a misura nonostante le condizioni ambientali border-line. Oltre al sottoscritto, Giulio, Luca, Ippolite (detto "le boingar" asino in morè) (il giorno dopo mentre procediamo spediti sul pick-up per un suo colpo di sterzo mal dato per evitare un "cratere" nell'asfalto a momenti ci ribaltiamo sulla strada principale della stato, tra Ouagadougou e Koudougou) ns. fido autista e Davìd nella squadra ci sono un almeno un altro paio di aiutanti "rurali" (rigorosamente in ciabatte e copricapo di paglia) con il macete in mano pronti anche ad intervernire per staccare la testa di netto ad eventuali serpenti che saltan fuori, a farci notare impronte di elefanti o a lamentarsi delle scimmie (babbuini) ('ste fetenti) che si mangiano il raccolto. Intanto conosciamo meglio Davìd, ha studiato in Francia, effettivamente ha una certa esperienza e cultura, ci dice di voler lavorare ed investire in agricoltura, in fondo anche lui è un collega contadino. Si parla e si fa amicizia entrando un po' in confidenza, la cosa più semplice quì in Africa, perchè l'allegria in generale non manca mai e con lui in particolare stiamo condivendo le fatiche del viaggio e della giornata di lavoro al limite dell’umano sopportabile. Ci si vede il giorno dopo per un altro giro in brousse, definita finalmente la noiosa questione contabile svolgiamo molto più interessanti approfondimenti su coltivazioni, attrezzature ed impianti agrari passegiando lungo le sponde del fiume e poi all'ombra di una provvidenziale tettoia di paglia. La sera successiva c’invita a cena a casa sua a Ouaga, una bella casa nel verde, ci fa accomodare nel patio, riceve ringraziando il dono di una bottiglia di vino di Luca (imprenditore agricolo produttore di vino biologico che pensa anche all'esportazione) a sua volta ci stappa una bottiglia di vino francese niente male e rimaniamo stupiti .. (questo è uno che fa sul serio! ..non è affatto evidente una cosa del genere da queste parti, il vino è un bene di lusso più della carne di manzo). Si chiacchera  piacevolmente e salta fuori l'idea di diventare partner d'affari. Lui sul posto ha già l'attività in corso, piccole infrastrutture, ha bonificato e recintato un terreno ed impiantato una coltivazione di papaya e banane con irrigazione a scorrimento con motopompa che pesca diretta dal fiume, coltivazioni che andranno a reddito sicuro in due/tre anni con interessante introito assicurato.
Papaya e banane raccolte vengono spedite via container navale o aereo direttamente sui mercati Europei (opportunità della globalizzazione viste da sud) ti fai pagare in dollari e magari su conti svizzeri no ? (averceli..!) Luca si fa avanti, è interessato ai terreni vicini ancora disponibili (gli ettari quasi si sprecano..10, 50, anche 100!) anch'essi tutti fronte fiume. Questo operativo collega amico compagno di viaggio non riesce mai a tener troppo a bada il suo forte spirito imprenditoriale, neppur con il caldo autoritario, le zanzare malariche che pungono, alcune canne d’erba d'africa, birra e vino e la stanchezza.. non capisco perchè in questa terra spesso così indolente noi non si dorme mai abbastanza (c'est l'afrique). Se c’è odor d’affari lui lo fiuta come un tabui (cane da tartufi piemontese), dopo un paio di bottiglie di vino antipasti succulenti di legumi carne alla griglia diverse chiacchere su argomenti di macro-economia su scala globale diverse sigarette in fumo, Davìd e Lucà (rigorosa pronuncia francese) (infatti io per tutto questo mondo francofono sotto il sahara ormai sono Cesàr) cercano un’intesa d’affari .. Davìd da buon africano ci sa fare, non si espone ci indaga, pone delle questioni.. dei problemi per poi diventarne soluzione, ad esempio ci parla delle pratiche per ottenere le concessioni dei terreni, una procedura complessa che deve passar per autorizzazioni prefettizie, catastali, locali, rapporti informali e ancestrali che arrivano talvolta addirittura alla necessità di responsi con riti pseudo-animisti da parte dello "chef du village" al fine di ottenere il giusto auspicio-parere per concedere la terra degli avi ai bianchi che la faranno lavorare con propria convenienza alla gente del posto, si lancia un pollo in aria e si guarda come atterra.. mah(!?!), io intanto ero già molto preoccupato dei debiti che mi sarei dovuto fare se avessi voluto far parte di questa audace impresa imprenditoriale burkinabè..(convincere il funzionario del credito agrario sotto i portici davanti piazza del mercato ad Asti, della bontà di un affare di terreni da coltivare lungo il Volta Nero in quel cavolo di posto in Africa a sud nel Burkina Faso giusto sul confine del Ghana, non sarebbe stato facile..) confuso ed incerto, sudato ed intorpidito dall’alcol mi abbandono sulla poltrona di vimini e con una certa attenzione continuo a seguir il filo del discorso di questa disputa d'affari guardando la scena ormai più da spettatore che da protagonista finchè Davìd con una certa enfasi teatrale per lusingarci e circuirci dopo averci praticamente sbronzato.. cambiando tono di voce e postura come per importante condifenza da farci che ci stupirà, allora a questo punto dobbiamo sapere che lì in Burkina Faso c’è un detto africano che dice: (in francese) ”Dio è grande ma i bianchi non sono piccoli“ sospensione, beh accidenti! mi dico riflettendo che di primo acchito potrebbe anche sembrare un gran bel complimento, ma che percontro la saggezza africana ha saputo assimilare e mettersi in guardia dalle fregature e dai sopprusi che i bianchi colonialisti-razzisti han fatto da queste parti ormai da secoli.. però adesso dopo le sollecitazioni di Luca, che non molla e tiene meglio l'acol di me, veniamo al dunque e lo facciamo sbilanciare, dopo tutta questa bella pantomima, propone che nell'affare dove noi metteremmo tutti i soldi a Lui spetterebbe il 50 % !! sospensione doppia, a questo punto pensiamo che non spetta certo a noi due italiani esser all'altezza del nostro colore, quindi ringraziamo l'amico burkinabè per l'ospitalità e ingrati a Dio per l'occasione mancata ce ne andiamo definitivamente a dormire senza concludere l'affare.

mercoledì 14 novembre 2012

2° storia 3° parte, l'abatuàr (abattoir)

Periferia di Ouagadougou, la terra lungo la strada si fa scura.. quasi nera, mista al sangue,  nonostante il caldo la situazione è surreale, ci sono animali vivi (pecore, capre e vacche) che stazionano accompagnati dagli allevatori, tutti magri, in attesa di sgozzarli, ci sono gli animali morti e poi uomini sudati che attraversano la strada trafficata portando in spalla quarti e mezzene già scuoiate da caricare sui camion “refrigerati“ parcheggiati sul lato opposto. Un circolo continuo di avvoltoi in cielo. E' così, tutto un po’ empirico, lugubre e tropicale, in quest'aria mista di polvere caldo e mosche non c'è dubbio che il destino imperversa con un misterioso equilibrio che governa il tutto. Luca, sempre molto pragmatico (imprenditore agricolo ma laureato in medicina) mi parla di queste condizioni con temperature così torride e di quei parassiti della carne che si sviluppano veicolati dalle mosche .. daltronde questa che vediamo lavorata qui nel mattatoio, il macello pubblico all'aria aperta della città, è la carne che viene servita nei ristoranti e venduta appesa fuori dalle "boutique" (i negozi) in tutta la capitale. Ragionando in merito è pur vero che la conservazione sia un fattore determinante per la salubrità degli alimenti e la catena del freddo difficile da rispettare.. quindi che fare ? conviene mangiarla sempre ben cotta, non al sangue per evitare una sicura dissenteria, che sei hai il privilegio di porti questo problema.. e non sei tranquillo, visto che da queste parti la carne, sopratutto quella bovina, è un lusso, la puoi sempre condire con del pimènt (peperoncino piccante) che disinfetta e fa bene al sistema immunitario. Menù di stasera al ristorante per bianchi: filetto al pepe verde con pimént e patatine fritte, io però preferisco le brochette di capitain (pesce persico del nilo) con ignami alla griglia e una birra bionda fresca in bottiglia da 66 cl. la "Brakina" della "brasserie dell'afrique de l'ouest". Proseguiamo, arriviamo alla barriera d'uscita dalla città, ci si ferma sempre, salutiamo il poliziotto che incassa la tassa di transito pagata da Marcel, che a sua volta ritira una ricevuta che ripone nel cassetto della macchina, questa volta non deve tirar fuori tutti i documenti del veicolo compresa patente e vignettes, a sua volta saluta tutti perchè quasi tutti lo conoscono quì alla barriera. Scopro che presso la barriera non c'è solo il poliziotto, ma un mondo variegato, a volte ci sono i gendarmi per altri controlli, non hanno armi da fuoco ma bombolette spray e pugnale alla cintola. Ci sono nulla facenti blandamente appoggiati all'ombra in attesa di non si sa cosa che osservano ed interagiscono talvolta con il mondo che li circonda oppure intenti in dormiveglia con l'orecchio ad una radiolina a pile con l'antenna storta, operatori del trasporto pubblico in carico e scarico. Merci e persone. Commercianti di strada proponenti oggetti e beni vari disponibili alla trattativa ovunque tu possa esser sistemato, comodamente seduto in auto da un finestrino, oppure appoggiato su un cassone di pick up, oppure appollaiato su una qualche bagagliera di taxi brousse, oppure in sella ad una motocicletta Jap a 2 tempi così diffuse qui a Ouagà, sprigionanti un denso fumo azzurognolo che t'incide la carotide, oppure a cavalcioni di una bici, oppure a piedi come un semplice pedone. Perchè mi son accorto che qui in quest'Africa subsahariana c'è un sacco di gente che aspetta e che cammina, questo m'affascina, l'Africa si prende il suo tempo e si sposta ancora a piedi scalza o in ciabatte infradito.. noi però siamo operativi, è mattino e fa già caldo, superiamo la barriera e usciamo dalla città continuando sulla strada per Kaya, non ci si può sbagliare nè perdere, andiamo sempre dritti in direzione nord-est, verso il nulla sempre più dentro/fuori la brousse..(continua)

2° storia 2 ° parte, il barrage della “zone des bois”

Ci passiamo tutti i giorni davanti, il barrage di Ouagadougou è un grosso invaso artificiale d’acqua, la riserva idrica della città, in mezzo c'è una strada argine e si trova nella “zone des  Bois”, una zona verde come parco urbano, sulla sponda a nord del barrage c'è il Silmandè, l’hotel più fico della capitale, citato anche dall'antropolgo Aime in " Taxi Brousse". E’ l’unico posto della capitale con un innaturale prato all’inglese verdissimo irrigato, un ampio ingresso sorvegliato, ed inoltre, anche se non si vede bene dalla strada, c’è la piscina! salta all'occhio una cosa del genere, in un paese dove l’acquedotto è davvero un lusso l'acqua potabile per niente scontata e siccità assicurata nella stagione secca (che dura all'incirca 8 mesi). Comunque anche volendo non abbiamo nè lo stile nè il budget per poter soggiornare lì, non siamo cooperanti di professione, non apparteniamo a nessuna agenzia delle nazioni unite, non siamo business-man internazionali, per ora abbiamo un visto valido tre settimane, non sappiamo ancora bene che saremo e cosa faremo ma preferiamo investire qualche franco cfa in gasolio per andare in giro in brousse con Marcel. Marcel Bouda è un agricoltore contadino presidente del’ASK, il ns. partner locale, piccola associazione di agricoltori di Donsin (Donsè) villaggio del dipartimento di Ouaga. Dotato di un peugeot bachée, praticamente un 404 pick up anni' 70, mezzo disfatto, color beige, 2 posti + 1 in cabina ed il resto sul retro, "en plein air". Insieme a lui si va a visitare le coltivazioni e a incontrare le comunità dei contadini. In questo tour per i villaggi con automezzo, non ci si può certo sottrarre a dare un passaggio ai numerosi viandanti appiedati, un segno di saluto la vettura si ferma, ed il pedone saheliano salta sul cassone con un sorriso, fino ad esaurimento posti, all’andata verso la brousse, sul fondo del pianale, ci sono anche cartoni e bottiglie di plastica recuperata in città nella "Maison Jubilée" presso madame Giuliana, perché è tutto materiale prezioso nei villaggi, il cartone per addolcire i giacigli e le bottiglie di plastica come preziosi contenitori di liquidi. Il patto è che non venga dispersa la plastica. Oggi passiamo di nuovo davanti all'hotel Silmandè, mi sembra proprio un'entità avulsa al contesto generale e poi giro lo sguardo avanti ed attraversando il barrage mi riempio gli occhi dei riflessi dell'acqua color maròn chiaro, poco dopo guardo in alto e mi ritrovo a voltare lo sguardo ritmicamente destra e a sinistra più volte, da una parte e dall'altra, uno di quì uno di là, sono avvoltoi quelli appollaiati, famelici, almeno uno su ogni lampione lungo la strada (in questo tratto ancora asfaltata). Prima, davanti e tutt'attorno all’abattoir, il mattatoio di Ouaga.

2° storia 1° parte, Estate 2001

Genova-Ouagadougou-New York

nel 2001 avevo poco più di 30 anni
e mentre la mia attenzione di quell'estate si divideva tra la bassa modenese e Genova
partivo da Torino nel luglio del corrente anno, con una patente D internazionale nuova di zecca in tasca che non avrei mai sfruttato presa per guidare un camion che arrivò là ma sul quale non misi mai il culo, verso il Burkina Faso, in aereo con Air France, con un compagno di viaggio di nome Luca anche lui iper-patentato (medico-entrepreneur agricole), cambio a Parigi CDG, scalo a Bamako in Mali ed infine sbarco a Ouagadougou capitale del Burkina Faso (terra degli uomini integri),
(Uagadugù!) meglio conosciuta come Wagà o Ouaga, terra dei Mossi che parlano il morè, ma non solo, ci sono anche i Djoula i Malinkè i Peul i Touareg,
intanto a Genova  c'erano le manifestazioni no global al G8, con i black blok teutonici gli autonomi italiani e gli anarchici greci che l'infiammavano mentre
la mia di fiamma ardeva in quel di Modena..
Insomma, intanto io partivo per l'Africa che non conoscevo,
proprio per il buco del culo del mondo, altro che manifestazioni per un mondo migliore e più giusto io andavo per puro egoistico spirito d'avventura, quindi per far cooperazione.. era una bella scusa,
là dove c'erano state rivoluzioni e contro-rivoluzioni, (Sankarà fatto fuori da Compaorè), dove ogni 2 anni si svolge il Fespaco, festival del cinema panafricano, dove in una rotonda stradale della "circulaire" della capitale c'è il monumento a Fausto Coppi!
e  grazie anche al suo mito sportivo che ancora oggi si svolge il Tour du Faso, la più importante gara ciclistica dell'Africa sub-sahariana, l'ex Alto Volta malarico per il campionissimo che vi si recò per un safari,
dove si registra uno dei più bassi indici di sviluppo umano classificato dal Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite, dove la mortalità infatile è alta e la speranza di vita media è bassa,
dove arde(va) un sole che bruciava innanzitutto un'agricoltura di sussitenza fondamentale e non sufficiente per sfamare la gente del posto,
in città 4 strade in croce asfaltate,
in centre-ville 2 boit (locali notturni) e 3 alberghi classificati con aria condizionata,
per il resto di terra battuta con sopra un cielo immenso,
terra rossa ferrosa di laterite che si allargava,
che s'allargava tutto intorno
nella brousse, la savana,
il sahel
dove i tuoi riferimenti vengono rimessi in discussione:
a sud di nessun nord..

p.s. quell'estate tornai un'altra volta in Burkina Faso sempre a Ouagadougou presso la Maison Jubilè, ad Agosto per altre 3 settimane, verso la fine del mese rientrai in Italia ci reincontrammo la sera proprio sul fronte del porto a Genova, io masticavo noce di cola e Lei era uno splendore, fu una notte speciale, e già s'erano spenti gli echi fragorosi del G8, dopo un paio di settimane ancora insieme, come un incubo arrivò l'11.09 a New York.
Così finì un'estate epocale.

Suburbia

martedì 13 novembre 2012

1° storia 1° parte, Cannabis Protectio



Panis Vita
Vinum Laetitia
Canabis Protectio
questa antica frase l'ho incontrata ormai diversi anni fa, è riportata sulle volte affrescate, con tralci di vite, spighe di grano e cime di canapa, dei portici di Viale dell'Indipendenza a Bologna (le prime tre volte a sx di fronte alla Piazza del Nettuno), quindi per me che sono di famiglia contadina di trebbiatori di grano e che appartengo al territorio del vino per eccellenza.. la canapa non poteva che esser nel mio destino. Così che coltivo canapa dal 1999, in questi anni la canapa mi ha accompagnato anche in Africa, tessuti fatti tingere con i colori naturali della brousse in Burkina, camicie su misura confezionate dall'amico Moussa Ouattara sarto artigiano della GiRoMode di Ouagadougou fondata da Giuliana e Romano, tres chic! Fino ad ora proprio la canapa mi ha "protetto" nel mio girovagare tra il Burkina Faso, il Senegal e la Costa d'Avorio.